Mi presento: sono il fratello non di sangue del giovane Kivra, proveniente dal villaggio di Rothal, del lato più estremo della Costa del Nord.
Lo incontrai per la prima volta in un altro villaggio sperduto, chiamato Falkah, posizionato a metà tra le Torri Giudiziose.
Ricordo lucidamente i suoi guanti rossi, il suo cappuccio scuro e quei capelli lunghissimi… io sono Verka, l’amico più fidato di quel ragazzo sgangherato e imprevedibile. Insieme abbiamo attraversato molti villaggi, strade, sentieri, montagne e colline, laghi e mari, a caccia di monete, cibo e avventure.
Io ero di tre anni più grande di lui, egli aveva solamente tredici anni quando lo conobbi, ma la sua straordinarietà si palesò sin da subito.
Non so bene come si scrive un libro, ma credo che dovrei prima di tutto descrivere Kivra fisicamente…
Possedeva naturalmente tutte le caratteristiche di un buon Figlio della Notte: schiena ricurva, occhi rossicci, pallore.
Non era affatto alto, aveva dei lunghissimi capelli neri, arruffati, poco curati ma dannatamente belli. Sembrava di poter vedere la profondità del vuoto osservando la sua chioma.
Lo stesso accadeva con i suoi occhi. Erano sì rossicci ma di un rosso molto, molto scuro, con delle leggere venature nere qui e lì.
Il suo viso era perfettamente squadrato, il naso era di forma docile e lievemente rotonda, le labbra sottili di un colore scarno, nel complessivo il suo viso risultava incredibilmente di bell’aspetto.
Era un ragazzo che durante la sua vita non si fermò mai, dunque il suo corpo pareva scolpito nella pietra, atletico e flessibile, agile e ben definito.
Era un bellissimo ragazzo, il più bello di Sevasthal.
Ecco… questa è la sua storia, la storia del mio migliore amico, la storia di un’infanzia segnata dalle mostruosità di questa terra, la storia di un’amicizia indissolubile.
Questa è la Leggenda di Kivra.

Cinque Figli.
Kivra nacque a Rothal, un piccolo villaggio che non compare nemmeno sulle mappe.
Rothal precedeva il più grande porto di Nocturne, ossia Cabhaig, che era contraddistinto da una formazione territoriale peculiare, partiva da una pianura di basso livello e rapidamente s’innalzava verso una montagna maestosa e altissima, il monte Sliabh, sede della Confraternita dei Mercanti.
Il porto ricco di opportunità, commercio e denaro era però piuttosto lontano dalla piccola e devastata realtà di Rothal.
Era il terzo di cinque figli, tutti maschi, tutti nati a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro tramite la via più convenzionale, ossia la riproduzione sanguigna benedetta dalla Dea Notte.
Kivra era il membro più attivo ed energico della sua famiglia, sempre disposto a tutto pur di aiutare, divertirsi e guadagnarsi il cibo e il sangue necessario per l’alimentazione figliana.
Il rapporto con i suoi fratelli era splendido, tutti erano estremamente uniti e coesi, ubbidienti nei confronti dei propri genitori ma ribelli nei confronti di chiunque altro.
In particolare con il primogenito, di nome Zura, Kivra andava estremamente d’accordo. Erano sempre insieme, avevano quasi la stessa testa, dicevano quasi le stesse cose. A differenza di Kivra, Zura aveva una chioma molto più corta e chiara, che quasi andava verso il grigio scuro, e per questo Kivra spesso lo prendeva in giro, dicendogli che sembrava una donna.
Zura non si arrabbiava mai con lui, gli scherzi erano all’ordine del giorno e anzi, dopo un po’ di insulti mangiavano insieme, fra sorrisi e abbracci.
Gli altri fratelli erano più o meno come loro, ribelli e ubbidienti, carismatici e rapidi.
Semplicemente non quanto loro due.
I genitori che diedero vita a quella cucciolata erano la classica coppia di Sevasthal: l’uomo un essere umile, assiduo lavoratore della terra e poco interessato a tutto ciò che andasse fuori dalle sue attività indispensabili. Molti uomini di Sevasthal credono fermamente nella Dea Notte ma non seguono il culto, non s’interessano alla sua storia: insomma, non vogliono avere niente a che fare con la religione. Eseguono però delle preghiere quotidianamente, proprio come i loro avi e gli avi dei loro avi. Il loro senso della religione è quindi circoscritto, pregano spesso per ottenere il favore della Dea Notte e… basta.
Discorso diverso si attuava, invece, per le donne: le madri di famiglia stringono un patto con la Dea Notte, diventano sue adepte, sono obbligate ad entrare nella Setta Familiare e di quando in quando la Dea Notte esigeva un sacrificio o un dono, di più tipi. Il tutto era organizzato ovviamente dalla Casta, l’organizzazione religiosa più influente e radicata di Sevasthal, che spesso interpretava in modo opportunistico i “desideri” della “Dea Notte”. Naturalmente questo livello di indottrinamento religioso provoca nelle madri di famiglia un senso della religione e del culto quasi ossessivo, al limite del sopportabile. Molto spesso capita che siano le stesse donne a trascinare in questa fervente ottica religiosa gli uomini dotati di un minimo di cultura.
Rothal, però, non era un villaggio come gli altri. Sullo sbocco del sentiero che collegava il piccolo villaggio verso altre mete ben più importanti vi era una grotta.
La “Grotta del Bachal”.

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